La pratica della singlespeed

Pubblicato: 5 novembre, 2009 in mtb
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da 29pollici.com

Nel mondo della corsa esiste una pratica che per molti atleti ha un valore quasi religioso: si chiama rapporto fisso. A inizio stagione gli sportivi più scrupolosi iniziano la preparazione su biciclette che costringono l’atleta a muovere continuamente le gambe perchè prive di ruota libera. Questo tipo di tecnica garantisce una preparazione di base che nessun altro strumento o macchina da palestra può eguagliare. Nel mountain bike sta accadendo una cosa simile: gli atleti che desiderano eccellere nel cross country iniziano la preparazione utilizzando biciclette a rapporto singolo. Il rapporto singolo ha in comune con il rapporto fisso l’utilizzo di un unico rapporto. Mentre nella strada il meccanismo della ruota libera viene eliminato, nella mountain bike questo viene conservato. La pratica del singlespeed -cosi’ si chiama la pratica del mountain biking a singolo rapporto– non e’ quindi più ad appannaggio dei puristi più spinti ma diventa sempre di più uno strumento di allenamento impareggiabile per chi vuole eccellere nel cross country. Molti biker vedono l’uso del cambio come caratteristica essenziale di una MTB. Si sbagliano: e’ possibile praticare un mountain bike di qualità sorprendentemente elevata utilizzando un unico rapporto e questa disciplina, nata modificando le normali biciclette multirapporto,  con gli anni ha generato un vero e proprio filone di prodotti specializzati, costruiti espressamente. Utilizzare una singlespeed e’ un’arte sopraffina che crea nuove sensazioni e un rapporto contemporaneamente nuovo e ‘antico’ con lo sport e con il mezzo meccanico. Il primo passo e’ scegliere l’unico rapporto che ci accompagnera’ per tutta l’uscita e installarlo alla ruota posteriore. In funzione dei nostri obiettivi di preparazione, del nostro umore e soprattutto della natura del percorso il rapporto varia normalmente tra i 17 e i 22 denti. Questa scelta obbliga ad allungare o accorciare la catena, visto che queste biciclette non sono dotate di sistemi che tengono in tensione la catena, funzione che nelle biciclette tradizionali vine espletata dal cambio posteriore. Il secondo passo e’ quello di iniziare e pedalare e ad adattare il proprio ritmo al dislivello e alle asperità del percorso. Le bici singlespeed sono essenziali e quindi incredibilmente leggere: in molti casi si scende a sette chili e mezzo e a volte anche a pesi inferiori. Questo, sommato alla forza di volontà, rende possibili cose inimmaginabili e spinge l’atleta a tenere ritmi notevoli, semplicemente perche’ o si affronta il percorso a quel ritmo o si scende. Per questo le singlspeed devono resistere a stress e torture che una bicicletta tradizionale non affronterà mai. Le progressioni in salita torcono i telaio e torturano la trasmissione in maniera spaventosa ed il manubrio, più largo di un manubrio tradizionale, diventa un attrezzo da palestra a cui aggrapparsi con tutte le proprie forze per superare il dislivello. Quando la salita è così ripida da non poter continuare si salta giù e si inizia a correre esattamente come nel ciclocross, spesso superando i propri compagni di uscita che invece continuano a macinare rapporti cortissimi sulle proprie biammortizzate che pesano il doppio. In discesa si vola tra un ostacolo e l’altro, con la bicicletta che pare scomparire e che porta ad un affinamento delle capacita’ tecniche che poi, una volta inforcato il vostro mezzo da cross country, renderà tutto ridicolmente semplice e possibile. Molte singlespeed sono addirittura dotate di forcella rigida per esaltare ancora di più la leggerezza e le capacità di guida ma alcuni atleti usano la forcella ammortizzata per conservare uno stile di guida più simile a quella del proprio mezzo da competizione. Tutte le singlespeed di alto livello però sono ormai predisposte esclusivamente per i freni a disco dato che questi sono fondamentali per dare quella sensazione di sicurezza che è indispenabile in discesa: con il rapporto singolo infatti in discesa non si deve ridurre la velocità se non quando è assolutamente indispensabile: rilanciare è impossibile. A questo punto diventa chiaro il vantaggio quasi incolmabile che la preparazione su uno di questi mezzi può dare a un atleta. Le sensazioni e le prestazioni che questa bicicletta a rapporto singolo e ruote maggiorate può regalare non si possono ottenere con una MTB tradizionale e la preparazione fisica e tecnica che questi mezzi permettono sono impareggiabili. Unico rischio: quello di prenderci gusto e di utilizzarla non solo per prepararsi ma anche per tornare un pò bambini, ricordando la nostra prima bicicletta che non aveva nè cambio nè deragliatore e dimostrando agli amici che esiste un modo per andare più veloci e che non richiede, sorprendentemente, più marce o piu ammortizzatori, ma più cuore e più tecnica.

…io mi sento tanto quel bambino…
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